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CARAIBI 2014 – 2015 Est Indies - le isole sopravvento

Il racconto del vostro Skipper Andrea relativo alla crociera alle isole dei Caraibi St. Lucia, St. Vincent e  Grenadines , dal 26 dicembre 2014 al 06 gennaio 2015 .

 

Per raggiungere le isole dei Caraibi è consigliabile raggiungere Parigi e poi volare,  con Air France o Air Caribes o Air Corsair,  destinazione Martinica .
La Martinica è un isola delle Antille, è parte dell’Unione Europea, ha un territorio di 1128 km quadrati con  398.000 abitanti .

 26 . 12 . 2014
L’arrivo a Fort de France in Martinica trasmette subito i segnali positivi della vacanza ai Caraibi: caldo , relax,  e  ritmi decisamente  più rilassanti di quelli europei .
Va fatto un piccolo transfer in taxi al marina di “ Le Marin” .

Si tratta di un porto che è punto di ritrovo per tutti i navigatori dei Caraibi, base per importanti flotte di barche charter e punto di partenza di numerose crociere.
Le Marin è una bella cittadina, protetta da una baia naturale che ne fa uno dei principali porti turistici della Martinica;
E’ la capitale amministrativa del sud dell’isola e grazie al suo marina  è molto   
internazionale; infatti nei locali e nei ristoranti si possono incontrare persone di ogni nazionalità .

Nonostante la sua internazionalità, Le Marin mantiene solide le sue tradizioni; è vivace,  e  anche molto vera .

Da segnalare la bellissima chiesa in pietra del XVIII secolo che domina il mare e la marina, stagliandosi nel cielo azzurro, in un pittoresco contesto tipicamente caraibico .

La prima notte si passa all’ormeggio in marina prendendo confidenza con la barca .

27 . 12 .2014
La mattina ci svegliamo con l’Aliseo già in ottima forma, che ci regala una uscita dall’ormeggio non facile; infatti a tratti arrivano raffiche di vento a 20 nodi !

Qui non si usano le cime collegate ai corpi morti, ma ogni barca è ormeggiata ad una boa con le cime sospese fuori dall’acqua che creano degli stretti e lunghi corridoi da cui si deve entrare e uscire . Facile senza vento, ma non agevole se l’Aliseo  soffia forte di lato .

Molto saggio scegliere una barca con elica di prua, se essa supera i 40 piedi di lunghezza .

Uscendo dalla marina dobbiamo evitare le secche formate da banchi di sabbia e dal reef,  dove giacciono tristemente diversi relitti di barche;

 

infatti sul lato destro del canale di uscita dalla baia, ci appare una barca a vela affondata e appoggiata sul fianco destro, con tutta la parte emersa in perfetto stato! Questo sta ad indicare che si tratta di un naufragio recentissimo !

Le secche vanno evitate, tenendo conto che i segnali marittimi ottici, (I.A.L.A.),      rosso e verde – sono inversi in questa parte del mondo, detta “mondo B”,  che comprende:
tutto il sud America, gli Stati Uniti d’America e il Canada nell’ oceano atlantico;  Corea, Giappone e Filippine nell’oceano pacifico .

Uscendo dalla grande baia, a sinistra, in una splendida posizione notiamo la baia di Saint Anne che è il paese più meridionale della Martinica.

E’ un bel borgo colorato e vivace che mantiene intatto il suo charme di villaggio rurale caraibico .

Navighiamo per circa 21 miglia,  con rotta 185 gradi a circa 7,5 nodi di velocità .

Nel primo pomeriggio raggiungiamo  Rodney Bay sull’ isola di Saint Lucia .

Si tratta di uno stato indipendente di 617 km quadrati e con 165.000 abitanti .
E’ indipendente dal 1979 dall’Inghilterra .
Le spiagge di questa isola sono tra le più belle dei caraibi .
Rodney bay offre una bellissima spiaggia di sabbia bianca, un incantevole fondale e numerosi locali e ristoranti .
Per la notte si può stare in rada, oppure, percorrendo un piccolo canale, in una laguna interna perfettamente protetta dal mare e dal vento, dove si trova un attrezzato marina per le imbarcazioni di passaggio.

 

Noi però optiamo per  proseguire la navigazione di altre 5 miglia in direzione sud, sino ad arrivare alla altrettanto famosa Marigot Bay, dove troviamo un ormeggio al gavitello .

Scopriremo poi che erano rimasti liberi quelli all’esterno, perché molto meno ridossati dalla risacca rispetto a quelli interni che si trovano in una piccola laguna circondata dalle mangrovie .

Questa baia viene spesso utilizzata come rifugio, durante il passaggio dei violentissimi tornado, che si possono formare  dopo l’estate .

La serata la trascorriamo a terra bevendo cocktail, rigorosamente “con ombrellino....”

e ascoltando merengue suonato dal vivo da un complessino locale !!

28 . 12 . 2014
Al mattino , dopo un bellissimo tuffo e una nuotata nelle acque di Marigot Bay , partiamo per l’isola di Saint Vincent; altro stato indipendente di 389 km quadrati e con 109.000 abitanti
 Indipendente dal 1979 dall ‘Inghilterra .
Per raggiungere Saint Vincent navighiamo per 30 miglia per 195 gradi al gran lasco .
La navigazione dopo Marigot Bay avviene costeggiando il lato ovest dell’isola quindi sottovento rispetto agli alisei provenienti da est .
Si naviga con circa 20 nodi di vento nel canale tra le due grandi isole caraibiche .
Giunti a Saint Vincent, anche qui costeggiamo il lato sottovento agli alisei, quindi ben protetti .
Dopo poche miglia di navigazione sottovento all’isola di Saint Vincent, assistiamo a un fenomeno di accelerazione dei venti, noto tra gli skipper italiani come “la lavatrice”. A nostre spese, durante il ritorno, scopriremo il perché del curioso nome: se si va di bolina, si esce da questo tratto di mare come se si fosse stati in una “centrifuga in lavatrice” !!
Oggi che il tempo è bello, il vento arriva “solo “ a 25 nodi e lancia la barca in planate al gran lasco ad oltre 10 nodi di velocità con tutta la randa e tutto il genoa a riva.

Giungiamo a Cumberland Bay

Questa baia per me ha un aspetto inquietante .

Si trova posizionata al di sotto di un vulcano, che nel 1902 eruttò violentemente e fece 1680 vittime .


L’ultima eruzione è stata nell’ aprile 1979 quando, grazie  all’allarme tempestivo, i danni furono molto più contenuti .

 Il fondale è di sabbia vulcanica nera e a noi,  arrivando  al tramonto ( che qui è molto presto intorno alle 17,40) , tutto appare scuro e poco invitante .
La baia si trova alla foce di un fiume, per cui si nuota in acqua mista dolce e salata e a tratti gelata . Attraversare la baia a nuoto con il fondale totalmente nero non è proprio il massimo per me !!
A parte questo aspetto a me poco gradito , la baia si trova incastonata al centro di una foresta verde e lussureggiante, che la circonda dalla sommità delle alte colline circostanti .
Non è un caso che parte del film Pirati dei Caraibi, con Jonny Depp, fu girato proprio in questa baia .
L’ormeggio si presenta complesso, perché il fondale è importante e si può dare ancora solo in prossimità della spiaggia, comunque su circa 18 metri di acqua .
Dopo tale impresa ci si deve affidare ai ragazzi della baia, che con piccole barche fuoribordo provvedono a portare una cima a terra e a legarla dove possono .
La cima perciò deve essere piuttosto lunga .
Un aneddoto storico accomuna questa isola di Saint Vincent alla lontana Tahiti sull’oceano Pacifico .
Il capitano William Bligh è noto per l’ammutinamento dell’ equipaggio sulla nave mercantile “ Bounty ” (armata con 28 cannoni), capeggiato dal secondo ufficiale Fletcher Cristian , nel 28 aprile 1789.
L’equipaggio stanco della vita di bordo e con il pensiero ancora alle fanciulle polinesiane con le quali avevano trascorso diversi mesi, si ammutina al comando di William Bligh; Fletcher Cristian  lascia Bligh , insieme a 18 membri dell’equipaggio a lui ancora  fedeli , in una lancia lunga 7 m e larga 2;  fecero vela per la colonia olandese di Timor, salvandosi dopo una navigazione  di 3618 miglia nautiche, percorse in 47 giorni . Un record  di navigazione ancora imbattuto su una barca aperta .
Il capitano William Bligh  successivamente raggiunse di nuovo  le coste della Polinesia, con il suo nuovo vascello Providence, e poi fece rotta su Saint Vincent portando nella stiva della nave oltre 500 piante dell’albero del pane i cui frutti dovevano servire a nutrire gli schiavi delle piantagioni .
Grazie a questo viaggio, questa pianta e il relativo frutto, si diffuse ben presto in tutte le isole delle Antille e fu di grande giovamento per la nutrizione delle povere popolazioni locali .
I frutti sono ricchi di carboidrati e vengono consumati generalmente cotti .
Raramente vengono mangiati crudi a causa dell’alto contenuto di amidi che risultano altamente indigesti e purganti .   

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